• Laboratorio clinico

Intolleranze alimentari.

Perchè non crederci?

Molti sono i test proposti per riconoscere un'intolleranza alimentare, ma pochi hanno basi scientifiche.

I migliori risultati si ottengono con la metodica Elisa, in grado non solo di riscontrare il tipo di allergie, ma anche di valutare l'entità dell'intolleranza.

In questo modo è possibile individuare anche quella quota di pazienti che prima erano rilegati in un limbo diagnostico. In questo modo possiamo suddividere le allergie agli alimenti in due categorie:

  • allergie immediate in cui vengono prodotti gli anticorpi IgE;
  • allergie ritardate dette intolleranze in cui vengono prodotti gli anticorpi IgG.

La metodica ELISA permette proprio di dosare gli anticorpi IgG verso gli antigeni alimentari e di evitare l'insorgere di patologie come l'alteriosclerosi nei bambini obesi.

Confronto metodi di diagnosi delle intolleranza alimentari

 

  • Test immunoenziamatici: sfruttando la metodica ELISA sono in grado di misurare le concentrazioni enzimatiche degli anticorpi IgG verso alcuni estratti alimentari. Il siero del paziente messo a contatto con le proteine degli alimenti si colorerà in maniera più o meno forte in base alla quantità di IgG presenti nel siero. Il test determina la presenza di un'intolleranza e la quantifica. E' la metodica più affidabile.
  • Test citotossico: il sangue viene messo a contatto con gli alimenti. Se l'alimento non è tollerato i globuli bianchi si modificano. Permette di valutare 4 diversi gradi di tolleranza. L'estrema soggettività dell'analisi, la scarsa ripetibilità e l'influenza dell'ambiente sul ph del sangue, non lo rendono attendibile al 100%.
  • Test DRIA: test kinesiologico che comporta l'esposizione del paziente a vari alimenti e in contemporanea la misurazione della capacità di contrazione del muscolo quadricipide. Molto utilizzato ma si dubbia attendibilità.
  • Test elettrici come l'elettroagopuntura di Voll EAV, il bioscreening, il biostrengt, il Sarm test, il Moratest e il Vegatest: misurano lungo i meridiani classici dell'agopuntura cinese una microcorrente elettrica ricavata da elettrodi cutanei. Non accettati dalla scienza ufficiale.
  • Test del capello: non esiste nessuna pubblicazione ufficiale che validi questa metodica.
  • Pulse test: non ci sono prove scientifiche che ne attestino la validità.

Intolleranze alimentari: norme dietetiche

 

I pazienti affetti da intolleranze alimentari devono curarsi con regimi alimentari appropriati, che prevedono l'esclusione degli alimenti responsabili del disagio.

La dieta deve essere affidata ad un esperto nutrizionista in grado di escludere gli alimenti senza determinare scompensi nutrizionali.

Le diete prevedono liste in cui sono indicati i cibi sconsigliati e i cibi consigliati.

Seguire una dieta per le intolleranze alimentari fa perdere peso?

 

Certamente si, in quanto l'intolleranza si accompagna quasi sempre con uno stato infiammatorio generale che spesso porta un accumulo di grasso localizzato in diverse parti del corpo, come spalle, addome, cosce, collo.

La diversa localizzazione dell'adipe dipende dal tipo di alimento mal tollerato.

L'aumento del grasso sottocutaneo è correlato a malattie quali il diabete e altri disturbi cronici e degenerativi come l'artrite reumatoide. Inoltre affliggono l'apparato digerente e in generale l'intero organismo.

La perdita di peso si identifica con il ripristino del benesere generale dell'organismo, per cui eliminare gli alimenti incriminati porta naturalmente ad un dimagrimento.

La dieta delle intolleranze non va confusa con una dieta dimagrante classica.

NON CONFONDIAMO ALLERGIE E INTOLLERANZE !!!!

Allergie Alimentari

Le allergie alimentari sono delle reazioni non tossiche (legate cioè alla suscettibilità individuale verso determinati alimenti e non causate dalla presenza di tossine nell’alimento) mediate dal sistema immunitario. Possono essere allergie IgE mediate (determinano il coinvolgimento della classe di anticorpi costituita dalle immunoglobuline E) oppure non-IgE mediate. In entrambe la risposta clinica si basa su una reazione immunologica anomale, ma mentre la patogenesi delle prime è ben conosciuta, le reazioni non-IgE mediate coinvolgono meccanismi umorali o cellulari non ben delineati.
A differenza delle intolleranze alimentari, i sintomi delle allergie alimentari si manifestano all’assunzione anche di piccole quantità dell’alimento scatenante.

Patogenesi
Le allergie alimentari sono fenomeni piuttosto complessi suddivisibili essenzialmente in due fasi:

Sensibilizzazione: stimolazione della produzione di IgE; le IgE prodotte vanno a legarsi ad un recettore specifico presente sulla superficie dei mastociti

Riconoscimento Antigene-Anticorpo e Degranulazione dei Mastociti: reazione clinica vera e propria che si verificherà quando il soggetto riconsumerà l’alimento verso cui si era sensibilizzato.

Il processo d’azione delle allergie alimentari, spiegato sinteticamente, è questo: gli allergeni degli alimenti (proteine) entrano nell’organismo e vengono catturati dai macrofagi come sostanze estranee da combattere. La cattura dell’allergene da parte del macrofago provoca l’attivazione dei linfociti B i quali iniziano a produrre anticorpi (le immunoglobuline E o IgE) contro quello specifico allergene. Le immunoglobuline E specifiche contro l’allergene ingerito si attaccano a un’altra cellula del sistema immunitario, il mastocita. Quando la persona entra nuovamente in contatto con il cibo contenente l’allergene, questo si unisce subito con le IgE attaccate al mastocita. Il mastocita viene attivato dalla presenza degli allergeni legati alle IgE e inizia a produrre istamina, una sostanza che determina reazione allergica.

Ereditarietà
Il rischio teorico di sviluppare allergie alimentari interessa tutta la popolazione anche se i soggetti atopici (con predisposizione ereditaria alle malattie allergiche) sono i più frequentemente colpiti.

La componente ereditaria è senza dubbio importante nello sviluppo di malattie allergiche. Spesso chi soffre di allergie ha uno o entrambi i genitori o altri parenti stretti affetti dalla stessa patologia. La probabilità di sviluppare allergie aumenta se entrambi i genitori sono allergici, anche se la sintomatologia che interessa i figli non sempre coincide con quella presente nei genitori. Secondo uno studio recente condotto in USA i primogeniti sono più esposti alle allergie rispetto ai fratelli minori.

Cause del generale aumento delle allergie
La componente ereditaria non è in grado, da sola, di giustificare la tendenza alla crescita delle allergie alimentari.
Tra le ipotesi più accreditate vi sono:

Igienista: il sistema immunitario dei soggetti appartenenti alle aree geografiche più ricche del pianeta non sarebbe opportunamente utilizzato per un insieme di motivi legati alle migliorate condizioni igieniche generali, allo sviluppo della farmacologia, al fenomento dell’inurbamento e all’aumento del consumo di alimenti conservati e sterilizzati

Influenza dei fattori ambientali: l’aria che respiriamo, inquinata dallo smog e dal fumo di sigaretta, è di scarsa qualità; ossidi di azoto, ozono, polveri sottili provocano infiammazione delle vie aeree e facilitano la sensibilizzazione

Stato di infiammazione subclinica persistente: quasi tutti i sintomi caratteristici delle varie patologie allergiche sarebbero espressione del superamento di una certa “soglia di tolleranza” (la cui entità è legata alle capacità di adattamento all’ambiente esterno che ogni singolo individuo possiede) che porta ad una destabilizzazione del sistema immunitario

Distinzione allergeni alimentari
Alcuni allergeni sono più stabili perché resistono alla cottura (come per esempio la beta-lattoglobulina del latte, l’ovoalbumina del bianco d’uovo) mentre altri allergeni (come quelli del merluzzo e delle arachidi) sono invece labili.

Gli allergeni alimentari vengono distinti in:

Allergeni alimentari completi: agenti in grado di indurre una sensibilizzazione IgE mediate, di legarsi alle IgE specifiche e di dar luogo a vere e proprie reazioni IgE-mediate (parvalbumina del pesce e l’ovoalbumina dell’uovo)

Non sensitizing elicitors: agenti in grado di legarsi mediante un fenomeno di cross-reattività a IgE specifiche preformate e di reagire

Sintomatologia
Sintomi delle allergie alimentari possono essere: prurito, eruzioni cutanee, disturbi gastrointestinali, difficoltà di respirazione.
L’ anafilassi è una grave reazione allergica a rapida comparsa e che può causare la morte.

La sintomatologia si scatena entro pochi minuti dall’assunzione di un determinato alimento o gruppo di alimenti (da 2-3 minuti a 30-120 minuti) e mette in azione il sistema immunitario.

Diagnosi
Per diagnosticare le allergie alimentari, i metodi più comunemente utilizzati sono i test cutanei ( skin prick test) e la ricerca degli anticorpi specifici di classe IgE nel sangue mediante prove immunochimiche (RAST, ELISA, CAP, FEIA).

 

Intolleranze Alimentari

Le intolleranze alimentari sono reazioni non tossiche (legate cioè alla suscettibilità individuale verso determinati alimenti e non causate dalla presenza di tossine nell’alimento) in cui sono coinvolti meccanismi patogenetici diversi dal sistema immunitario.
Le intolleranze alimentari agiscono in relazione alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti (sono infatti dose-dipendente) e con un fenomeno di accumulo di tossine nell’organismo, il quale determina l’insorgere di sintomi spesso sovrapponibili a quelli delle allergie.

Patogenesi
Le intolleranze alimentari sono determinate da particolari molecole farmacologicamente attive presenti negli alimenti, oppure per disfunzioni dell’apparato digerente ad un disturbo della digestione o delle catene enzimatiche devolute all’assorbimento attivo dei principali costituenti alimentari.

Ereditarietà
Numerose patologie di tipo ereditario sono intolleranze alimentari di tipo metabolico come ad esempio le amminoacidopatie (patologie che derivano dalla carenza o assenza di enzimi coinvolti nel metabolismo di specifici amminoacidi, tipo la fenilchetonuria o l’intolleranza alla fenilanina , la tirosinemia causata dall’intolleranza alla tirosina, la leucinosi causata dall’intolleranza alla leucina, ecc), la galattosemia (ovvero l’intolleranza al galattosio), l’ intolleranza al lattosio, l’ intolleranza alle proteine del latte, la celiachia (cioè l’intolleranza permanente al glutine).

Classificazione
Secondo il meccanismo che le sostiene, le intolleranze alimentari sono classificate in:

Enzimatiche: causate dalla mancanza o scarsa produzione di specifici enzimi indispensabili per metabolizzare e rendere assimilabili alcune componenti alimentari; questi deficit, per lo più congeniti, sono responsabili di patologie legate ad alterazioni del metabolismo di alcuni zuccheri quali lattosio ( intolleranza al lattosio), galattosio (galattosemia), glucosio (favismo) e fruttosio.

Farmacologiche: si scatenano a causa dell’assunzione di ammine biogene ( istamina, tiramina, feniletilamina), xantine (caffeina, teofillina, teobromina), alcol etilico

Indefinite

Esistono anche le intolleranze agli additivi alimentari.

Sintomatologia
I sintomi delle intolleranze alimentari sono sovrapponibili a quelli delle allergie alimentari e sono quindi: prurito, eruzioni cutanee, disturbi gastrointestinali, difficoltà di respirazione.

Diagnosi
Anche per le intolleranze alimentari la metodica più oggettiva è la ricerca di anticoicorpi (IgG) specifici tramite un semplice prelievo ematico .

Per quanto riguarda le intolleranze metaboliche classiche (galattosemia o amminoacidopatia) esse si manifestano nei primi mesi di vita e la diagnosi può essere effettuata richiedendo opportuni test di laboratorio, mentre il test per la fenilchetonuria viene effettuato di routine nella popolazione pediatrica.

Per diagnosticare la celiachia si ricorre ad un esame del sangue in cui vengono ricercati alcuni anticorpi. Se vengono trovati si passa ad una biopsia intestinale per verificare l’eventuale presenza di atrofia dei villi.

Per diagnosticare l’ intolleranza al lattosio si ricorre al Breath Test al lattosio che permette di rilevare la quantità di idrogeno che viene espirata prima e dopo la somministrazione di lattosio, consentendo di evidenziare la carenza di lattasi responsabile dell’intolleranza.

 

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